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Carezza Blu – Michele Moro

Carezza Blu – Michele Moro

C-Side Writers è un blog che seguo ormai da più di un anno, le sue recensioni sono sempre molto particolari e cercano di estrapolare i dettagli più oscuri dei libri. Queste sono le impressioni che hanno avuto gli autori del blog sul mio ultimo racconto ‘Carezza Blu’, edito per Inknot Edizioni.

 

C-Book- Le recensioni (165)  CAREZZA BLU Michele Moro (Inknot Edizioni) Il lato A (la copertina) Il lato B (la storia, i protagonisti) Di Michele Moro si può dire che ha un approccio visionario all…

Sorgente: Carezza Blu – Michele Moro

 
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Pubblicato da su 24 dicembre 2016 in Altro

 

È uscito il mio nuovo racconto: Carezza Blu – Inknot Edizioni

È uscito il mio nuovo racconto: Carezza Blu – Inknot Edizioni

È uscito il mio ultimo racconto per la casa editrice Inknot Edizioni, dal titolo ‘Carezza blu‘: si tratta di un giallo un po’ particolare, con il quale ho cercato di dare un nuovo significato al termine ‘mostro’.
Era da un po’ di tempo che non scrivevo su questo blog, purtroppo il lavoro mi assorbe completamente in questo periodo, ed è difficile rispettare tutti gli impegni.
Seguo sempre i vostri blog e i contenuti – fortunatamente posso ricamarmi del tempo per leggere e dato che mi piace conoscere le persone, i vostri scritti sono sempre molto interessanti. Mi piacerebbe essere più presente e condividere più notizie ma, per ora, posso solo leggervi (è sempre un piacere fare un giro nelle vostre teste).

Di seguito vi lascio la trama e i link dove potrete trovare il libro, spero vi piaccia:

Trama: Como, la tranquillità di un condominio per non residenti viene spezzata da una serie di furti bizzarri che colpiscono i vari inquilini: ad Andrea, studente di scienze politiche, viene rubato il mangime per pesci, a Rosaria, una signora vedova che alloggia lì momentaneamente per assistere il fratello, sparisce il fard e la cipria, a Roberto e Claudia, una giovane coppia, vengono sottratte le pale del ventilatore. I furti avvengono sempre di notte e sono accompagnati dal sogno di una creatura mostruosa con i tentacoli che angoscia le vittime. La situazione precipita quando Andrea si risveglia con una strana ferita all’addome che in pochi giorni si infetta e lo uccide. Le indagini iniziano ma non portano a nulla di concreto. Il colpevole non lascia traccia di sé, le porte e le finestre risultano sempre chiuse e non ci sono segni di scasso.

Una storia intricata, al limite della realtà incolla il lettore alle pagine, portandolo attraverso il racconto dei vari protagonisti a scoprire chi si cela dietro questi furti.
I protagonisti del romanzo indagano se stessi e i loro atteggiamenti verso gli altri, la loro sfera emotiva viene sezionata per mostrare al lettore che il male assoluto, così come il bene, non esistono e le azioni compiute derivano sempre dall’ambiente o dalla situazione in cui si sviluppano.

Per ora si trova solo in versione e-book sul sito dell’editore, su Amazon e altri siti, ma potrebbe uscire anche la versione cartacea, se richiesta:

– Carezza Blu: link ad Amazon
– Carezza Blu: Link Inknot Edizioni

Vi ringrazio per l’attenzione che riservate al mio blog, buona lettura!

 
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Pubblicato da su 26 novembre 2016 in Altro

 

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Recensione: Coherence di James Ward Byrkit

Recensione: Coherence di James Ward Byrkit

Per recensire questo film è necessario fare una premessa e cioè spiegare cosa sia la decoerenza quantistica. Tutti noi conosciamo il gioco mentale chiamato Gatto di Schrödinger. In sostanza, mettendo un gatto all’interno di una scatola sigillata assieme a una fiala di veleno e fino a quando quella scatola rimarrà chiusa, il povero felino potrebbe essere sia morto, sia vivo, almeno fino a quando non andremo ad aprirla per verificare cosa sia successo. La decoerenza quantistica è stata proposta da Heinz-Dieter Zeh nel 1970 e sviluppata in un secondo momento da Wojciech Zurek. Fintanto che uno stato rimane isolato dall’ambiente, permane una situazione di superposizione, vale a dire che ogni stato è coerente con gli altri (in sostanza, non si mischiano). Il problema sorge nel momento in cui ci si imbatte nella Fisica Classica, ovvero quella riguardante il mondo macroscopico (il nostro), in questo caso la coerenza degrada rapidamente e tutti gli stati assumono la cosiddetta decoerenza. Si ha così il passaggio dalla Meccanica Quantistica alla Fisica Classica.
Più il sistema risulta complesso, più rapido sarà il passaggio dalla coerenza alla decoerenza.

Veniamo ora al film Coherence.

Coherence recensione

Trama:
Durante una serata fra otto amici, una Cometa transita a distanza ravvicinata dalla Terra. Tutto sembra procedere normalmente, le persone mangiano, bevono. L’unica cosa strana è lo schermo del cellulare di una delle protagoniste, a un certo punto, inspiegabilmente, si rompe. Stessa cosa succede a un altro protagonista. Poco dopo, durante il passaggio della Cometa, il generatore di corrente della casa si spegne e la connessione a internet cade. Hugh, uno degli amici, ricorda agli altri invitati le parole che suo fratello, un fisico teorico, gli disse :”Se succede qualcosa di strano, non uscite di casa per nessuna ragione“. Ovviamente gli otto amici non prestano molta attenzione alle parole di Hugh e presto si ritroveranno ad aver a che fare con la decoerenza quantistica.

Analisi:
Inizio con il consigliare questo film, sia per gli amanti della Fisica, sia per gli amanti del Thriller. Nonostante sia stato girato con un badget limitatissimo – l’ambientazione, per quasi tutto il film, si riduce alla casa di uno degli otto amici – l’ansia sale vertiginosamente fin dai primi minuti. Il film tiene molto bene e riesce a spiegare il significato della decoerenza quantistica senza adoperare Deus Ex Machina e spiegazioni dilungate. Sono sufficienti le azioni degli otto personaggi e l’evolversi degli eventi per far precipitare lo spettatore in una spirale di impazienza. Questo è uno di quei rari esemplari di esperimento cinematografico. Infatti gli attori non avevano una vera e propria sceneggiatura, ma un canovaccio da seguire. Ward Birkyt, il regista, ha spiegato loro cosa fosse la decoerenza quantistica, limitandosi a fornire delle indicazioni su come si sarebbero dovuti sviluppare gli eventi. Il resto è opera del caso. Purtroppo esiste solo in inglese, ma ci sono delle versioni su internet sottotitolate in italiano. La decoerenza, inoltre, non è solo limitata alla Fisica, ma si estende ai rapporti interpersonali e alle dinamiche relazionali fra gli otto invitati, che evolveranno anch’esse fino a raggiungere uno stato che definirei: decoerenza comportamentale.

 
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Pubblicato da su 4 novembre 2015 in Recensioni - Film

 

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Da una fine all’altra del mondo (Ottolibri Edizioni): Presentazione presso Biblioteca Rembrandt 12

Michele Moro, Da una fine all'altra del mondo

Venerdì 6 Novembre presenterò il mio romanzo d’esordio Da una fine all’altra del mondo (Ottolibri Edizioni) presso la Biblioteca Rembrandt 12 a Milano. Parlerò del libro, dei temi che ho voluto affrontare, ci sarà anche un musicista che accompagnerà la serata e una cantante. Per chi vorrà, porterò con me un po’ di copie e sarà un’occasione per conoscerci e conoscermi.

Trama:
Da una fine all’altra del mondo è un romanzo a metà tra il racconto di formazione e una storia di fantascienza. Il protagonista è un ragazzo che, avendo appena perso il lavoro e vivendo da solo nella sua casa d’infanzia nella periferia milanese, deve fare i conti con il suo carattere introverso e tormentato e, in particolare, con un sogno che lo assilla. Nel sogno rivede sua nonna, scomparsa misteriosamente dieci anni prima, in una spiaggia in cui andava da bambino. Una sera, tornando a casa con il suo migliore amico Teo, trova una busta anonima nella cassetta delle lettere. Dal momento in cui apre quella busta il protagonista comincerà a ricevere telefonate anonime, verrà pedinato e riceverà strane visite notturne da parte di un maiale antropomorfo di nome Mr. Krinkle, in una dimensione solo in apparenza onirica, ma a metà tra il sogno e la vita reale. Dovrà così intraprendere un percorso sia intimistico, sia fisico, che lo condurrà alla risoluzione dei suoi conflitti e di un mistero racchiuso per anni nei suoi sogni.

Per chi volesse saperne di più, questa è la mia pagina Facebook: Michele Moro, e qui di seguito vi lascio un video di presentazione su Espansione TV, per il programma Angoli, condotto da Virginia Torriani.

 
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Pubblicato da su 1 novembre 2015 in Altro

 

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Momenti di conflitto

Questo è un sogno ricorrente, uno di quelli che mi capita di fare nei momenti di conflitto, quando lo stress prende il controllo delle mie facoltà mentali.

Guerra

Mi trovo nel cortile di casa mia. Il palazzo grigio dietro di me, il manto erboso con il solito campo da calcio davanti ai miei occhi.
La peculiarità della zona in cui risiedo è quella di essere un parco. Un posto molto ampio, con una lunga fila di alberi al centro della via e qualche pino agli angoli.
Non c’è nessuno in giro, ma il cielo è limpido, azzurro intenso e il sole è molto caldo e luminoso. Una giornata così gradevole da sembrare innaturale.
Comincio a camminare lungo il viale che porta alla statale e collega tutti i paesini limitrofi a Milano. La via Novara.
Anche fra le viuzze da cui sporgono le villette non compare nessuno.
Sembra l’ora di pranzo della domenica.

Tutto a un tratto il cielo comincia a scurirsi. Lungo l’orizzonte un manto nero, corposo e lampeggiante si fa strada sopra ogni cosa: i tetti delle case, i lampioni, le strade, la mia testa.
Tutto diventa buio, come di notte durante un temporale.
E la tempesta arriva.
Comincia a piovere, qualche goccia leggera che pian piano si allarga e intensifica. Il vento sradica i rami degli alberi, li prosciuga delle loro foglie.
Lo scroscio della pioggia non è come l’applauso di cui parlava D’Annunzio.
Ha qualcosa di sinistro, un fischio che diventa via via più forte. Il rumore di una bomba che sta per impattare al suolo.
Poi l’allarme, quello antiaereo.
E iniziano i colpi di fucile.
Le persone escono dalle case, scappano, urlano mentre nella via cominciano a farsi largo degli uomini in divisa con in braccio un fucile a baionetta.
Hanno delle maschere antigas che coprono il volto, non sembrano umani. Occhi di vetro neri, opachi, dai quali non riesci a percepire alcuna umanità.
Donne e bambini vengono falciati dalle mitragliatrici.
Un aereo poi, sopra tutti gli altri, molto più ampio, inizia a sganciare grossi barili marroni che, cadendo al suolo, rilasciano gas nervino.
Cerco in tutti i modi di nascondermi, di coprirmi la bocca con una sciarpa, un fazzoletto o una manica. Ma non ci riesco. Allora trattengo il respiro, gonfio i polmoni e corro verso casa.
Trovo la mia cantina, provo ad aprirla ma è chiusa con un lucchetto.
Cerco la chiave, ma non la trovo.
Non riesco a ripararmi, le bombe continuano a cadere e nel momento in cui tento di tornare di sopra, nella mia stanza, il mio palazzo cambia continuamente configurazione e mi perdo in un labirinto che ha le stesse mura di casa mia. Solo, non finiscono mai.

 
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Pubblicato da su 24 luglio 2015 in Grotta degli incubi

 

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Recensione: Wes Craven – Il Serpente e l’Arcobaleno

Nella leggenda Voodoo
il serpente è il simbolo della Terra.
L’arcobaleno rappresenta invece il Paradiso.
Tra i due, tutte le creature vivono e muoiono.
Siccome è dotato di un’anima,
l’uomo può venire a trovarsi in un luogo orribile
dove la morte è solo l’inizio.

Tratto dal romanzo di Wade Davis “The Serpent and the Rainbow”, questo film di Wes Craven del 1988 è un compendio di horror, pratiche Voodoo e, più nello specifico, magia nera e negromanzia.

il-serpente-e-l-arcobaleno

Trama: Dennis Allan, antropologo di Harvard, decide di visitare Haiti in seguito alle voci e alle leggende che parlano di morti viventi in quel luogo. Più nello specifico, viene assunto per trovare una potente droga in grado di indurre uno stato di morte apparente in chi ne viene a contatto.

Analisi: Per chi conosce la serie di Nightmare e quel goliardico incubo di Freddy Krueger, guardando questo film non potrà fare a meno di sognarselo ancora una volta, di immaginare la sua mano completa di artigli strisciare sopra qualche muro sotterraneo. Possiamo ritrovare, in questo film, tutti gli elementi classici di Wes Craven: l’onirismo, le allucinazioni, la perdita di contatto con la realtà e l’ingerenza maligna nei sogni del protagonista da parte dello stregone Peytraud, con il quale si scontrerà nel finale e salverà la bella psichiatra, nel frattempo divenuta sua amante, Marielle Duchamps.
Un film nostalgico, per certi versi, che ci riporta negli anni ottanta. Non il migliore e nemmeno quello definitivo del regista, che in questo caso non supera a pieni voti la prova.

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2015 in Recensioni - Film

 

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Di che colore sono i tuoi sogni?

A volte è difficile ammettere che un sogno appena fatto non sia del tutto umano.

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Mi trovavo in camera mia, in mezzo alle lenzuola arrotolate come una pasta sfoglia. Era buio fuori, il cielo nero come se qualcuno avesse spento le luci del mondo. In qualche modo, però, riuscivo a vedere nell’oscurità. C’era un fiotto di luce verde acido che sbucava da sotto il letto e rimbalzava sul soffitto.
Tastai le coperte, qualcosa si muoveva sotto, faceva avanti e indietro.
In un primo momento non ebbi il coraggio di vedere cosa fosse. Ero attratto da quella luce sotto di me. Così mi alzai, anzi, strisciai fino al bordo del letto e lasciai penzolare la testa per vedere cosa ci fosse sotto.
Era qualcosa di umanoide, giallo fosforescente. Non aveva occhi, ma dalla testa, proprio in mezzo a quella che doveva essere una fronte, spuntava una protuberanza piatta e rigida.
Mi guardò, con cosa non saprei dire, dato che non aveva occhi. Nella mia mente pensai fosse in grado di percepire le variazioni di calore cutanee e che da quelle riuscisse a individuare la mia espressione. In quel momento ero curioso, quindi non presentavo alcuna minaccia nei suoi confronti.
Tornai su con la testa, la cosa che si muoveva sotto le lenzuola non era solo una cosa, ma due, e stavano facendo sesso.
Una delle due, la femmina probabilmente – era in posizione passiva, a pancia in su, alla missionaria – aveva la testa trasparente e dal bordo del letto riuscivo a vedere il suo cervello blu che si illuminava come una gabbia di lucciole. Aveva due occhi grandi e viola, a forma di noce, un mento spigoloso e piccolo e i lineamenti molto delicati, androgeni.
Più i colpi che riceveva si intensificavano, più quelle lucciole ruotavano attorno alle sue circonvoluzioni; era uno spettacolo simile alle meduse fosforescenti che abitano gli abissi.
Il – probabile – maschio, invece, aveva l’epidermide giallo pannocchia, dall’aspetto coriaceo, duro, come pelle d’elefante. La testa si divideva in due rami cilindrici delle dimensioni di un polso, sulle cime spuntavano due occhi rossi, le sue labbra sorridevano e in qualche modo, continuando a guardare quella scena, anche io cominciai a eccitarmi.
Nel frattempo, il terzo umanoide, quello sotto al letto, salì dalla parte opposta alla mia e illuminò meglio la stanza, anche se la luce che irradiava non andava più in là della sua pelle.
Guardò gli altri due, annusò – con non so quale organo olfattivo – l’aria e si avvicinò lentamente, un po’ come farebbe un cane randagio al quale offri del cibo.
Arrivato in prossimità della femmina dal cervello blu, le diede un colpo con la sua protuberanza, quella sulla fronte, e la sua testa esplose in mille gocce della dimensione di un pugno. Notai che all’interno di ognuno di loro, vi era una lucciola. Quelle gocce, come bolle di sapone o minuscoli universi, presero a volare e a scomparire oltre il soffitto.
Il maschio, preso dalla foga, continuò il suo rito sessuale da solo e in quel momento mi svegliai.

 
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Pubblicato da su 17 luglio 2015 in Grotta degli incubi

 

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