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Recensione: Wes Craven – Il Serpente e l’Arcobaleno

Nella leggenda Voodoo
il serpente è il simbolo della Terra.
L’arcobaleno rappresenta invece il Paradiso.
Tra i due, tutte le creature vivono e muoiono.
Siccome è dotato di un’anima,
l’uomo può venire a trovarsi in un luogo orribile
dove la morte è solo l’inizio.

Tratto dal romanzo di Wade Davis “The Serpent and the Rainbow”, questo film di Wes Craven del 1988 è un compendio di horror, pratiche Voodoo e, più nello specifico, magia nera e negromanzia.

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Trama: Dennis Allan, antropologo di Harvard, decide di visitare Haiti in seguito alle voci e alle leggende che parlano di morti viventi in quel luogo. Più nello specifico, viene assunto per trovare una potente droga in grado di indurre uno stato di morte apparente in chi ne viene a contatto.

Analisi: Per chi conosce la serie di Nightmare e quel goliardico incubo di Freddy Krueger, guardando questo film non potrà fare a meno di sognarselo ancora una volta, di immaginare la sua mano completa di artigli strisciare sopra qualche muro sotterraneo. Possiamo ritrovare, in questo film, tutti gli elementi classici di Wes Craven: l’onirismo, le allucinazioni, la perdita di contatto con la realtà e l’ingerenza maligna nei sogni del protagonista da parte dello stregone Peytraud, con il quale si scontrerà nel finale e salverà la bella psichiatra, nel frattempo divenuta sua amante, Marielle Duchamps.
Un film nostalgico, per certi versi, che ci riporta negli anni ottanta. Non il migliore e nemmeno quello definitivo del regista, che in questo caso non supera a pieni voti la prova.

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Pubblicato da su 21 luglio 2015 in Recensioni - Film

 

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Recensione: Jean-Marc Vallée – Dallas Buyers Club

Recensione: Jean-Marc Vallée – Dallas Buyers Club
Trama: Tratto da una storia vera, il film narra la vicenda di uomo di origini texane – Ron Woodroof – dedito a una vita di sregolatezze fra donne, alcool e droga. Un giorno, senza saperne nulla, scopre di aver contratto il virus dell’HIV e da quel momento la sua vita prende una piega diversa. Siamo negli anni ’80, più precisamente nell’arco di tempo che va dal 1985 al 1988. Il virus dell’Aids si espande, è sconosciuto, fa paura e si crede che solo tossici e omosessuali possano contrarlo.
Gli viene dato un mese di vita. Sente parlare di un farmaco ancora in fase di studio, l’AZT.
Non essendo Ron incluso nel programma di sperimentazione, decide di procurarselo da solo. Non conoscendo natura e dosaggi del farmaco, in poco tempo rischia di morire e finisce per ritrovarsi in un ospedale in Messico, gestito da un medico radiato dall’albo che gli offre una cura alternativa a base di Peptide T, una proteina innocua, ma non approvata dalle case farmaceutiche.
Tre mesi dopo Ron si è ripreso, si sente meglio e decide quindi di importare illegalmente la cura negli Stati Uniti. Si apre così un giro d’affari nei quali i farmaci e i cocktail scoperti dal medico in Messico, vengono importati e somministrati ai malati gratuitamente tramite l’associazione che Ron, con l’aiuto di Rayon – una transgender anche lei malata – ha costituito: la Dallas Buyers Club. Sotto un corrispettivo di 400 dollari di iscrizione alla sua associazione, Ron fornisce tutti i farmaci che riesce a procurarsi oltre il confine. Ma non sarà una cosa facile.

Analisi: Un film abbastanza controverso in quanto non del tutto veritiero, a partire dal protagonista: Ron Woodroof. Si dice sia tratto da una storia vera e in effetti il personaggio di Matthew Mcconaughey è realmente esistito, al contrario del transessuale interpretato da Jared Leto che risulta di pura invenzione. Il regista in merito ha affermato che il personaggio di Leto racchiude un po’ tutte le storie degli uomini, donne, gay, lesbiche e transessuali che gravitavano attorno all’associazione Dallas Buyers Club. Ron Woodroof invece si diceva fosse omosessuale, di certo non omofobo; molti conoscenti si sono lamentati di come è stato ritratto nel film. Ron Woodroof non ha mai parlato apertamente della sua sessualità e perfino sua moglie ha ammesso che, con ogni probabilità, fosse dichiaratamente bisessuale. Il farmaco AZT, inoltre, negli anni si è dimostrato efficace nella lotta all’AIDS, ponendo le basi per gli anti retrovirali oggi comunemente utilizzati. Anche in questo caso, il medico messicano venne radiato dall’albo e gran parte, se non tutti, i farmaci e le cure alternative non approvate negli USA e che il personaggio di Woodroof (Matthew Mcconaughey) introduceva illegalmente, nel tempo si sono dimostrati inefficaci.
Insomma, un film che, nonostante la candidatura a 6 Oscar e l’ottima interpretazione di Mcconaughey, è da prendere con le pinze.
 
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Pubblicato da su 7 marzo 2014 in Recensioni - Film

 

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