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Momenti di conflitto

24 Lug

Questo è un sogno ricorrente, uno di quelli che mi capita di fare nei momenti di conflitto, quando lo stress prende il controllo delle mie facoltà mentali.

Guerra

Mi trovo nel cortile di casa mia. Il palazzo grigio dietro di me, il manto erboso con il solito campo da calcio davanti ai miei occhi.
La peculiarità della zona in cui risiedo è quella di essere un parco. Un posto molto ampio, con una lunga fila di alberi al centro della via e qualche pino agli angoli.
Non c’è nessuno in giro, ma il cielo è limpido, azzurro intenso e il sole è molto caldo e luminoso. Una giornata così gradevole da sembrare innaturale.
Comincio a camminare lungo il viale che porta alla statale e collega tutti i paesini limitrofi a Milano. La via Novara.
Anche fra le viuzze da cui sporgono le villette non compare nessuno.
Sembra l’ora di pranzo della domenica.

Tutto a un tratto il cielo comincia a scurirsi. Lungo l’orizzonte un manto nero, corposo e lampeggiante si fa strada sopra ogni cosa: i tetti delle case, i lampioni, le strade, la mia testa.
Tutto diventa buio, come di notte durante un temporale.
E la tempesta arriva.
Comincia a piovere, qualche goccia leggera che pian piano si allarga e intensifica. Il vento sradica i rami degli alberi, li prosciuga delle loro foglie.
Lo scroscio della pioggia non è come l’applauso di cui parlava D’Annunzio.
Ha qualcosa di sinistro, un fischio che diventa via via più forte. Il rumore di una bomba che sta per impattare al suolo.
Poi l’allarme, quello antiaereo.
E iniziano i colpi di fucile.
Le persone escono dalle case, scappano, urlano mentre nella via cominciano a farsi largo degli uomini in divisa con in braccio un fucile a baionetta.
Hanno delle maschere antigas che coprono il volto, non sembrano umani. Occhi di vetro neri, opachi, dai quali non riesci a percepire alcuna umanità.
Donne e bambini vengono falciati dalle mitragliatrici.
Un aereo poi, sopra tutti gli altri, molto più ampio, inizia a sganciare grossi barili marroni che, cadendo al suolo, rilasciano gas nervino.
Cerco in tutti i modi di nascondermi, di coprirmi la bocca con una sciarpa, un fazzoletto o una manica. Ma non ci riesco. Allora trattengo il respiro, gonfio i polmoni e corro verso casa.
Trovo la mia cantina, provo ad aprirla ma è chiusa con un lucchetto.
Cerco la chiave, ma non la trovo.
Non riesco a ripararmi, le bombe continuano a cadere e nel momento in cui tento di tornare di sopra, nella mia stanza, il mio palazzo cambia continuamente configurazione e mi perdo in un labirinto che ha le stesse mura di casa mia. Solo, non finiscono mai.

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2 commenti

Pubblicato da su 24 luglio 2015 in Grotta degli incubi

 

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2 risposte a “Momenti di conflitto

  1. amleta

    31 ottobre 2015 at 11:57

    questo tuo incubo mi fa ricordare un sogno che facevo spesso da ragazzina. poi ho saputo che il mio palazzo era stato costruito su un cimitero di guerra 🙂

    Liked by 1 persona

     

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