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Recensione: Tim Burton – Big fish

05 Mar

Big fish è uno di quei film che bisogna vedere almeno una volta nella vita. Io l’ho trovato andando a spulciare la biografia di Tim Burton – scomprendo, tra l’altro, che è tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Wallace – e ne sono rimasto a dir poco folgorato

Trama: Questo film narra la storia di Edward Bloom, un padre e un marito di famiglia che ama raccontare il proprio vissuto mischiandolo alla sua fervida immaginazione.
Si passa dall’amico gigante – alto quasi cinque metri – a una strega con l’occhio di vetro, fino ad arrivare alla guerra e al leggendario pesce che nessuno può catturare.
Analisi: E’ un film per tutti, su questo non ci sono dubbi. E a guardarlo bene, solo un regista così incline alle favole poteva girarlo.
Edward Bloom, interpretato da un eccellente Ewan McGregor (Trainspotting) ci porterà con lui in un viaggio alla scoperta del suo modo di vedere il mondo, quello che usano i bambini per intenderci, a testa in giù.
Ciò che emerge dai suoi racconti, però, è proprio la realtà: Edward Bloom racconta le sue esperienze, il modo in cui conquistò sua moglie fino alla nascita di suo figlio – le uniche due persone che nei suoi racconti rimangono totalmente reali – in maniera fantasiosa, come in una sorta di realismo magico o di viaggio onirico.
Un po’ come quando si sogna: le azioni sono immaginarie, fantasiose, ma ricordano da vicino ciò che viviamo, proviamo e pensiamo.
E al centro di ogni cosa rimane il romanticismo, l’amore.
Il senso del film è proprio questo: l’amore rende reale qualsiasi cosa. E’ uno dei tanti messaggi. Guardare al di fuori di noi sempre con gli occhi di un bambino, non lasciare che la fantasia scompaia nei problemi di lavoro, nello stress e nella routine.
Per certi versi, lo stile ricorda da lontano un altro film, Vita di Pi.
Il concetto di racconto e di raccontare assume un valore supremo, più importante della storia stessa. La vita è interessante – senza dubbio – ma la nostra mente, la nostra forza immaginifica, può renderla unica.
Non lo trovo un film drammatico.
Al contrario, paradossalmente è in grado di narrare il concetto di esistenza per ciò che è: una lunga favola nella quale ognuno di noi è protagonista.
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Pubblicato da su 5 marzo 2014 in Recensioni - Film

 

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