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Recensione: Richard Brautigan – L’aborto. Una storia romantica

25 Feb

Ho scoperto questo autore pochi mesi fa, mentre spulciavo il catalogo della ISBN Edizioni, la casa editrice diretta da Massimo Coppola (Avere vent’anni – Masterpiece).

Richard Brautigan nasce a Tacoma nel 1935 e muore suicida a Bolinas nel 1984. E’ stato uno dei più originali interpreti della controcultura californiana sul finire degli anni ’60. Il suo successo lo deve al suo più grande romanzo – di cui vi parlerò nei post successivi – Pesca alla trota in America, scritto in prosimetro nel ’61 e pubblicato nel ’67 (fece molta fatica a trovare un editore per questo libro). Grazie al successo ottenuto vennero riscoperti molti altri suoi romanzi già editi, tra i quali l’Aborto.

Trama: Mi ha subito colpito il titolo, senza tanti giri di parole: L’Aborto – Una storia romantica. Un nome che suscita riflessioni, ad alcuni disgusto, ad altri un certo senso morale.
Posso dire subito che non è uno di quei libri bacchettoni, non troverete riflessioni sull’amore o sulla morte. Non ci sono velleità religiose, insomma, non vuole insegnare niente a nessuno. Ed è proprio questo ciò che colpisce.
Un bibliotecario, ingenuo, impacciato e poco incline alla vita mondana, si vede recapitare ogni giorno libri di ogni tipo dalle persone più improbabili: bambini, vecchiette amanti dei cioccolatini, persone disturbate.
Un giorno qualsiasi, mentre cataloga libri e fa firmare il suo registro del deposito, arriva alla biblioteca una donna bellissima, alta e dalle fattezze giunoniche. Vida.
Tra i due scoppia subito l’amore, si intendono bene. Lui, schivo, poco portato per vivere. Lei piena di complessi derivati dalla sua eccessiva bellezza.
Le conseguenze del loro amore distratto li porterà in viaggio verso il Messico, dove ad attenderli troveranno un dottore che per duecento dollari pratica aborti clandestini.
Analisi: Cos’ha di speciale questo libro?
Di sicuro non è lo stile, minimalista, scarno, ai limiti della favola per bambini. Non si perde in virtuosismi letterari o descrizioni prolisse di paesaggi e situazioni. Mostra le cose così come sono, semplici. Situazioni che non fanno parte del bene o del male.
I due personaggi principali, il bibliotecario e Vida, non hanno caratterizzazioni particolari, sono caricature di stati d’animo, vergogna, inadeguatezza. I loro conflitti rimangono quasi del tutto oscuri al lettore. Brautigan con il suo scritto vuole che il lettore si concentri solo ed esclusivamente sulle loro azioni, non sulla morale. Per questo motivo non si perde in giri di parole, discussioni sulla vita, l’universo e tutto quanto. L’azione è ciò che conta, presa con razionalità o come direbbe un certo Nietzsche: al di là del bene e del male.
Una cosa che ho imparato da questo libro è che la verità non risiede necessariamente nel mezzo. Molto spesso, anzi, si trova semplicemente dalla parte giusta e sta a noi capire quale sia.
L’aborto in questo caso non viene enunciato, elaborato e sviluppato. Lo si affronta con razionalità, con la consapevolezza di chi sa che certe tematiche non possono essere collettivizzate.
 
 
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Pubblicato da su 25 febbraio 2014 in Recensioni - Libri

 

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